Ode al giorno felice

26/4/2018 Biblioteca Comunale Vallesiana, Castelfiorentino

Poesia integrata Ode al giorno felice di P.Neruda (le sezioni in corsivo sono le composizione integrate dai partecipanti all’attività)
Questa volta lasciami
essere felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.

È una cosa difficile:
non è un incontro mentre tu vai in piazza,
è il voler bene a una persona e corrispondersi,
la compagnia dei nipoti
È una parola!
Non esiste il colore della felicità,
quando sono felice, mi sento felice,
benissimo,
quando non sono felice mi sento ammosciata,
quando sono felice mi sento leggera,
aperta,
in comunione con il mondo,
carica,
piena di forza,
invincibile.
Di fronte a certe felicità si è un po’ confusi,

Che posso farci, sono
felice,
sono più innumerabile
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,

in  pace con gli altri,
pieno di energie, affronto meglio la giornata,
libero,
sciolto,
invasa dall’amore,
leggera,
più alta di quello che sono,
gratificata,
euforica;

di sotto l’acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra,
l’aria canta come una chitarra.

La più bella di tutti,
la felicità è tutto; la felicità è sentirsi in pace,
vuol dire stare bene con se stessi e con gli altri.
Perché si sta bene,
non ci sono malattie,
dipende dall’essere libero,
poi ci sono quelli con tanti quattrini e quello è un altro tipo di felicità.
Stare in un posto dove gli altri son felici,
volersi bene con il marito,
i figlioli: la contentezza di avere tre gioielli!
Un momento rapido,
fuggevole,
ma intenso da morire.
Ma io non è che patisco,
era bello quando c’era il mi’ babbo,
la mi’ mamma,
ma è meglio se non ci penso,
la felicità è nelle piccole cose,
un nulla può renderti felice.

Tu al mio fianco sulla sabbia
sei sabbia,
tu canti e sei canto,
il mondo
è oggi la tua bocca,
lasciami
sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì, perché respiro
e perché tu respiri,
essere felice perché tocco
il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza,

sono felice quando sono in pace con me stessa,
nessuno o tutto,
ci si sente una cosa misteriosa che ci acciuffano,
che ci pigliano,
un prato,
che mi dà il senso della libertà
e di camminare lontano
fino a raggiungere la meta: questa è la felicità,
camminare,
dormire,
perché dormendo non penso a nulla,
ora,
in biblioteca,
perché sono in compagnia.

Oggi  lasciatemi
da solo
essere felice,
con tutti o senza tutti,
essere felice
con l’erba
e la sabbia,
essere felice.

Ora sono felice perché sento che mi vogliono bene,
sono tantissime altre cose,
la condivisione delle emozioni,
sono felice quando sto con la gioventù,
quando i miei ragazzi son felici,
la tranquillità,
la serenità,
la salute.

 

Anna, Renzo, Susanna, Dina, Cristina, Maristella, Liliana, Guidetta, Nilvana, Santina, Veronica, Gianfranco, Linda, Morando, Sonia, Debora, Giuliana, Lorenzo, Ilva, Patrizia, Lucia, Stefania, Silvia, Alice, Anna Maria

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Lui gli dice, lei guarda

19/04/2018 Museo d’Arte Sacra di Santa Verdiana, Castelfiorentino

Guarda che tipino che è! La vita, il fisico, la persona…
È un po’ più stretta: un tipino!
La giovinezza che gli ha dato! Perché non è mai invecchiato, se sta lì non è mai invecchiato! Facciamo un po’ a turno, ci si viene anche noi!
Questa qua più distinzione, a Madonna, a donna
Lei guarda un po’ in qua, lui guarda lei. Fanno a guardarsi, si guardano, si vogliono bene, io penso.
Ma loro son sempre a questa maniera; loro quando si guardano sembra che siano sempre giovani, siamo noi che si peggiora, si cambia volto. Io l’anni un ci penso più nemmeno, loro un pensan più nulla…
Pensano di essere un po’ innamorati, dagli occhi sembrerebbero, tutti e due…
Dallo sguardo si vede subito tutto, son due innamorati!
Lei potrebbe pensare da andà da lui ma un pòle andà!
«Gnamo bello! Vieni amore!» Ma non è possibile, perché non sono più persone vere, sono statue! Bisogna cambiarle se si vuole che si muovano, il discorso torna, perché son di pietra!
Ma lei lo chiama!
C’era questa abitudine che una donna non poteva mai prendere l’iniziativa, è vero!
Sì, lui può andare da lei…gli uomini avevano un’altra possibilità,
le donne potevano fare poco ma quel poco era sempre importante; c’era un’intesa silenziosa, un tempo si diceva a un’amica e lei andava a dirglielo a lei…

Lui gli dice, lei guarda.

Il messaggio a lui gli è arrivato chiaro, non può come vorrebbe, perché è una situazione molto molto delicata e allora deve o interessare qualche amica che possa sapere un pochino come vanno le cose; per andare sul sicuro sennò lei diceva «ma chi te l’ha dette queste cose?!»
Ci vuole molta attenzione, non è una cosa semplice; l’amore si può anche dirlo.

Renzo, Liliana, Bruna, Duilia, Fina, Pina, Patrizia, Erina, Nada, Enrica, Susanna, Linda, Fernanda, Jacopo, Veronica, Lorenzo, Valentina, Silvia, Alice, Stefania

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Verde è la speranza, oro è la potenza

5/4/2018 Museo Benozzo Gozzoli, Castelfiorentino

Celestino è un colore bello che non si vede in nessun posto; io sono stata anche in Germania!
È un colore antichissimo e mi fa sentire bene come se il Signore ci desse qualcosa.
Mi ha colpito la profondità; come se in fondo, una chiesa con l’altare. Anche i colori sono belli. Un’idea di riposo, la prospettiva, vedo una finestra…
Son tutti da colpire; son tutti da guardare, da toccare da rivisitare. Bello, un c’è bisogno di girarci intorno!
E quel rosso bordeaux forte, l’ha messo da tutte le parti, almeno cinquanta!
Il verde, il giallo, un rosso; si vede che a quei tempi usavano quei colori; non c’è altra spiegazione, son fatti benissimo.
Il vescovo, lo vedevo sempre, nella chiesa; mi disse: «non ti avvicinare tanto, che tu vai nei guai!». Sono severi, ognuno parla per sé, senza dare tanta confidenza. Il colore glielo hanno messo perché è un colore potente e gli hanno mandato anche le scarpe…
Mi pare che quel cappuccio illo tempore era molto alla moda…
A Benozzo gli pareva di far bene a fare in questo modo
Il turchese, ce n’è tanto…il cappello, quello lì che mi fa pensare a quei cappelli che vanno di moda ora…
Quel verde, il mio colore preferito
Verde è la speranza, oro è la potenza; rosso, perché il rosso è bello, rosso cardinale.

ROSSO COME…

Rosso come il fuoco, sangue, anche
Una mela
Rosso come il PC (Partito Comunista) anche se io un’è che son Comunista
Rosa rossa
Come un pomodoro di quelli che nascono nell’orto, il naso di un clown, le guance di un bambino.
Arancia…arancia rossa
Dispettosa!
Il cappello di Babbo Natale
Un mattone, un vestito, come il sipario del teatro, come la bocca, la lingua, come la notte, la ciliegia.
Un rosso bello

VIOLA COME…

La melanzana
Come la Fiorentina! Facciamo il Giglio, come la mammola
Un acino d’uva, come un campo di lavanda, un vestito viola
Il tramonto.
Il lillà…ci dice e non ci dice…una camicetta
Un glicine che dà calma e tranquillità.
Non mi viene in mente, questo era difficile
Una susina, rimane chiaro così, un nome, un fiore.

ROSA COME …

Un’emozione.
Un profumino, leggero ma bono
La canzone “Donna Rosa”, rosa come… peccato,
E’ bella, ci sono tante cose per esempio vasi, bicchieri e capotavola…tutte le cose, mi sembra il migliore…
Rosa pesco.
La Malizia!
Mi piace…li vedo che sono a fare la spesa ma non importa
Elena, perché la mia bambina vuole tutto rosa
Rosita, la Pantera Rosa.
La dolcezza, un fiocco rosa, la pelle, la primavera.
La tenerezza, come la pelle dei bambini.
Lo zucchero filato.

 

Anna, Gina, Santina, Paola, Fina, Sergio, Renato; Stefania , Silvia , Alice , Valentina, Cristina, Susanna, Jacopo, Grazia, Patrizia, Pina, Debora, Giampiero, Barbara 

 

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Il sogno

29/3/2018 Biblioteca Balducci, Montespertoli
Poesia integrata – Il Sogno di Wisława Szymborska ( le sezioni in corsivo sono le integrazioni alla poesia dei partecipanti all’attività)

 

Il mio caduto, il mio tornato polvere
assunto l’aspetto che ha nella fotografia:
sul viso ombra di foglia, conchiglia nella mano
si avvia verso il mio sogno

e vedo un bambino, lo vedo crescere.

Cammina per tenebre da mani spente
per vuoti aperti verso di sé per sempre
per sette volte sette e poi sette silenzi.

Appare all’interno delle mie palpebre
in questo solo mondo a lui accessibile
Gli batte il cuore trafitto.
Si alza il primo vento nei capelli.
Tra noi comincia a stendersi un prato e il Lussemburgo, un bel viaggio tutti insieme.
Giungono in volo cieli con nuvole e uccelli.
Montagne esplodono in silenzio all’orizzonte
e un fiume scende giù in cerca del mare.
Si vede già lontano, così lontano,

Si vede tanta tristezza, la paura di morire.
È difficile vedere nel futuro, sarà buono?
sono anziana..ma ognuno ha i suoi gusti
e
io vedo una bella girata, una gita con tanta serenità.
Tranquillità, serenità, sentirsi bene e andare a spasso.

 che giorno e notte sono simultanei,

e tante persone. Parecchie, se c’è la musica!
Una bella famiglia. Un paese molto lontano: dove stavo prima,
con una bella casa e un giardino.
E ora cosa vedo? Una casa di riposo

e tutte le stagioni giungono in una volta.

Vedo una grande strada larga e luminosa: un prato fiorito, bello,
con tanti frutti.
Una vita: forte, potente e bella.
Un futuro tranquillo: senza discordia,
risse
e che tutto vada liscio.
La luna apre a ventaglio i suoi quattro quarti,
i fiocchi della neve danzano con le farfalle
e cadono i frutti da un albero in fiore.

Ci veniamo incontro trovando amici a cui si vuole bene e rimettendo poi tutto a posto,
non so se in lacrime,
ma aiutandosi con chi ha bisogno,
non so se sorridendo,
si parla, ci si confida con le persone adatte.
E’ bello stare insieme perché la solitudine è brutta e l’aiuto degli altri ti fa stare bene.
Vorrei trovare chi cuciva con me,
stringersi la mano unendo parole, mani e emozioni.
E’ un piacere trovarsi perché la gioia grande è stare insieme.
Un solo passo ancora
e ascolteremo insieme, perché insieme è meglio che da soli, la tua conchiglia,
in allegria e tristezza,

quale fruscio di mille orchestre c’è,
quale marcia nuziale c’è, la nostra, l’affetto bono.
Stare insieme con voi, con la famiglia, con il mio babbo e con me che sono un Uomo Buono.
quale marcia nuziale c’è,
la nostra.

 

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Il bere fa bene e il ribere fa meglio

22/3/2018 Museo della Vite e del Vino, Montespertoli

Il bere fa bene, il ribere fa meglio

Tante cose in mente
Vino rosso
Vino bianco
Vissuto
Tradizione
Autunno, il vino si crea e dà profumo… che circonda la casa
Marrone
Vino
Gioia
Bella
Passione… questa qui l’aspetto…
Testa
Semplicità
Botte di vino cotto
Allegria
Un topolino piccino che prese alloggio a casa mia
Nostalgia
Risate
Autenticità

 Liliana, Mirella, Gianfranco, Crito, Adriana, Graziella, Valeria, Giuseppina, Fernando; Michela, Silvia, Anna Maria

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Vissi d’arte, vissi d’amore… eh lo dicevo anch’io. Dice bene vai

15/3/2018 Museo Amedeo Bassi, Montespertoli

Tosca è fuggita: io muoio disperato!
Ha una bella voce: che bello avere quella voce lì!
Ma lo senti che voce: è forte, si sente bene.
Siamo profani noi, ma a me mi ha emozionato parecchio.
Mi fa venire i brividi perché l’opera l’ascoltavo con la mia zia.
La mi mamma no, c’aveva meno passione, ma la mi zia..mi ha insegnato lei.
Dà uno stato di leggerezza d’animo, di serenità.
Quel sottofondo di grammofono, graffiato…
E l’introduzione..ti trasporta. In certe giornate mi metterebbe anche tristezza.
La lirica è meglio delle canzonette, ma la voce deve essere: perfetta!
La gelosia è la rivalità da altre persone. A volte è brutta, bruttissima!
È quando si vuole veramente bene a qualcuno e non si vuole perdere. Io mi ci ammalavo…
Non mi garba a me. La gelosia mi fa morire! Dipende dal contenuto, io sono innamorata del mi marito!
Vissi d’arte, vissi d’amore… eh lo dicevo anch’io. Dice bene vai!
La finezza di questa signora… la voce di donna è più gentile.
A me mi piaceva cantare: “Perché un tu la mandi a cantare la tu bambina?”, gli dicevano al mi babbo. E alla dottrina un mi facevano andà via, il prete un mi faceva andà via senza aver fatto la cantatina! Un prete! Te lo immagini?!
Eh questa voce ti fa evadere, ti carica.
Io ho patito tanto per amore, mi c’ammalai!
Avevo lui che stava male e io stavo peggio di lui.
Ma poi dipende dal sacrificio: da giovani può capitare e si fa tutto ma a una certa età si blocca tutto.
Non lo so spiegare come ci si sente.
Il primo amore non si scorda mai!
Io glielo direi: Ti voglio tanto bene. Ho tanto desiderio di vederti.
Grazie, che andrebbe detto più spesso. Io gli farei un sorriso e gli darei un abbraccio, perché a volte anche una mano sulla spalla ti ripaga di tutto: ci sono, qui e ci sarò sempre.

 

Doriana, Serena, Valeria, Adriana, Maria, Roberta, Lina, Dina, Cristina, Giulia, Daniela, Enrico, Gianfranco, Patrizia, Crito; Anna Maria, Michela, Silvia, Ambra

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Arrivederci fratello mare

21/2/2018 Biblioteca del MMAB di Montelupo Fiorentino
Poesia integrata – Arrivederci fratello mare di Nazim Hikmet (le parti in corsivo sono le integrazioni dei partecipanti all’attività)

 

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
nell’inverno e nell’estate tutto il mare mi piace
mi porto un po’ della tua ghiaia

(mi porto), non lo so neanche di’
l’aria buona
il divertimento
(mi porto) le feste, il colore, il rumore.
Ma c’è troppa acqua!
È oscuro, è troppo grande!
Bello grande, ma può fare anche paura.
(Allora mi porto) la sabbia, la terra ferma.

Un po’ del tuo sale azzurro

 (mi porto) le onde che vengono e se ne vanno
il rumore della risacca nella notte
il rumore continuo delle onde,
la vitalità.
(Mi porto) la pineta, lo stare a frescheggiare
e prendere il sole
e la voglia di imparare a nuotare
arrivederci fratello mare
mi porto la voglia di buttarmi lì e stare come uno normale,
mi porto lo stare lì sul mare

un po’ della tua infinità

 mi porto la profondità, la bellezza, la grandezza
i colori verde e blu.
Profondo
blu intenso

e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.

 (mi porto) il sole che si fonde con l’orizzonte
gli scogli,
l’infrangersi delle onde quando è calmo
la vita che c’è in esso.
Mi porto tutta questa acqua che vedo,
mai uguale
in continuo cambiamento
Mi porto l’acqua calda, la sua immensità, i suoi colori.
Il mare è il meglio di tutti.

Ci hai saputo dir molte cose
Sul tuo destino di mare
Eccoci con un po’ più di speranza
Eccoci con un po’ più di saggezza, con tutto di te, con i tuoi colori

(eccoci) con l’allegria e l’infelicità, con sentirmi bene, rigenerata, rilassata
(eccoci) con i pensieri che vanno via, con un altro mondo che sembra rovesciato
(eccoci) con la tranquillità, prendendo il sole, facendo il bagno.
Eccoci con la sensazione di libertà.
Eccoci con la tristezza dell’amore perduto ma anche con la vitalità del sole e del tramonto.
Eccoci senza parole, con il ricordo dell’immenso, dello stare bene.
Eccoci con la voglia di nuotare e entrarci dentro… mi sarebbe piaciuto se solo avessi saputo!
Eccoci con mille pensieri, quando è calmo e quando non lo è, un’infinita tristezza.

E ce ne andiamo come siamo venuti, liberi e in pace
arrivederci fratello mare, grandioso, immenso, così importante da doverti proteggere perché tu non sparisca.
Penserò a te, alla pineta, alle pine che un tempo raccoglievo.
Con te mi sento parte di un tutto.

 

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Sei la mia donna

15/2/2018 Museo della ceramica, Montelupo Fiorentino

Ci sono un uomo e una donna, con un libro in mano. Lui si chiama Gino il timido e lei Affloradin detta Flora. Loro sono due innamorati. Questi innamorati vestiti molto bene, di stoffe raffinate si sposeranno? L’uomo bacia la futura sposa e si vede dall’atteggiamento di lui verso di lei che è titubante. Sembra in realtà che la vuole toccare ma sta un passo indietro. Forse ancora non è sicuro?
Lei si vede è proprio emozionata, ha le guance tutte rosse!
“Una donna è sempre la prima a farsi avanti. E’ più sfacciata di un uomo, più sveglia!” …”Perché gli uomini no?”
Lui in qualche modo però tenta di avvicinarsi a lei anche se è impaurito. Ha poco coraggio, sembra non sapere che fare, si è bloccato a pensare. E a cosa starà pensando?
Di sicuro è titubante perché ha un pensiero, non sa se dirle una cosa che ha fatto. Un po’ si vergogna. Ma cosa ha fatto Gino?
Il motivo è che per sposarla ci vogliono troppi soldi. Ci vorranno almeno 500 mila lire e lui non ce li ha! Che deve fare?
Deve fargli vedere com’è fatto davvero, anche se non ha molti soldi, deve dirle che la ama davvero, possono stare insieme anche senza sposarsi!!
Le deve dare un bacio, la deve abbracciare forte, forte per dirle poi ti amo sei la mia donna!
E lei così sarà emozionata e arrossata…. E si…c’è anche la rima…. E si baciano per davvero!!!

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Questa si cuce ma ci vòle la fodera di dentro. Più che altro perché gl’è trasparente!

7/2/2018 Museo Archeologico, Montelupo Fiorentino

 

Le pianerine co’ i tessuti, qui c’è la lana…

Oh! Io un c’ho mai avuto passione [a cucire], io ero in fabbrica a fare le scatole di plastica…lavoraccio!

È stato il lavoro di una vita…

Potrebbe essere interessante…

Ho cucito anche i giubbotti di pelle, ho imparato per necessità però…facevo i vestitini alle mie bambine,

per utilità più che altro,

mi piace sì!

Io per il cucito ci dico zero!

Codesta è come un velo, è bellissima ed è morbida…

Pe’ andà a chiappà gli uccelli, forse…e lo so, e lo so com’è…dove dorme i’ gatto!

Una bella così si metteva per andare in chiesa, oggi non si usa più…quelli più anziani…

Questi son tessuti che ora li fanno lo stesso perché c’hanno le macchine;

sì, si può fare a mano, quella è massiccia ma questa sì, si può fare…dicevo cucire eh…

è di seta, è seta fine così, un saprei che dirti…pe’ conto mio un si può fare a mano!

Credeo tu dicessi tu l’hai toccata, ma io lo sapevo di già prima che aprisse la bocca. E io ero su co i’ coso e la vedevo…oh, se ti piace cosarle, glielo dico a i’ mi’ marito e tu senti che possa fare…sempre a correre eh…o corre di qui o corre di là; io piglio e vo via.

Sarta di vestiti da sposa,

di tela,

chiffon…mi capitava foulard così; bisogna saperli fare molto precisi; bisogna avere la macchina;

una sposa rossa, mai cucita! Rossa no! eh…sempre bianche

e appiccica un po’…

Codesto costì è un cosino da mettersi all’altare o anche qui, per coprirsi,

è morbido, è leggero…

O come gl’è fine!? Se è seta l’hanno fatta con i bachi da seta, non si piega nemmeno, lo vedi?

Qui mi ci fo una gonna! È interita questa!

ti dovessi di’ quello che mi viene in mente a me? Questa i’ mi’ babbo, quella la mi’ mamma;

le lavoravano al telaio, l’ho fatto anch’io quello piccolino, il telaio. È cotone, ho lavorato i’ cotone a fargli cambiare colore.

Questo è bono! Ma scherzi davvero? Che ci si fa?

Una borsa!

Quello non si strappa non è come quello di carta…

Granturco, orzo, tutta la roba della campagna; la balla è una parola molto borghese. Ora c’è le macchine che le fa. Queste intrecciate così si trovano ancora…

No no, questa è bona! E che ci chiappi, l’uccelli?

Per un bel sacchetto; una balla, usava… prima usavano; è da esse’ vecchi, s’è visto passà tanta roba…è fatto tutto a macchina, la roba di plastica…prima usava…

Questa si cuce ma ci vòle la fodera di dentro. Più che altro perché gl’è trasparente!

 

Dina, Paola, Crito, Gianfranco, Valerio e Carla (da casa), Maria. Arrivano dopo: Vittoria, Gioconda, Lorenzo, Maristella, Renzo, Maria, Elio, Bruna, Duilia, Danilo, Santa, Anna, Patrizia, Antonio, Arianna, Dalila, Beata, Katiuscia, Giacomo, Selvaggia, Barbara

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La verità, vi prego, sull’Amore

31/1/2018 Bibioteca Renato Fucini, Empoli
Poesia integrata – La verità, vi prego, sull’Amor di Wystan Hugh Auden (le sezioni in corsivo sono le composizione integrate dai partecipanti all’attività)

 

Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.

Non me la ricordo mica, sai, però.
Perché l’Amore è Amore, si sa che sta
tra le prime cose. È una cosa bella,
che càpita una volta sola nella vita,
per me ormai è passato tanto tempo.

Alcuni dicono che l’Amore è un bambino
e alcuni che è un uccello.
Altri che è una spada nel cuore, l’Amore.
Alcuni dicono che fa girare il mondo
e la testa, e ha fatto girare anche me,
e mi ha fatto fare tanti salti,
e non mi son tolta la voglia di guardarlo.

Ma dicono altri che è un’assurdità;
e quando ho chiesto cosa fosse al mio vicino
sua moglie si è seccata e ha detto
che non era il caso di fare queste domande;
perché l’Amore è i piedi sotto il letto.

Può assomigliare a un pigiama
o a del salame piccante dove non c’è da bere?
L’Amore non sarà come la Fanta,
che non ti piacciono le bollicine
ma quando lo metti in bocca cambi idea?

Per l’odore può ricordare un lama – No!
o avrà un profumo di torta consolante?
È tagliente o ha gli orli lisci e soffici?
È pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?

Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.

Ora te lo dico:
piglia in mano ‘sto bastone
e ti darò la soluzione.
I libri di storia ne parlano
solo in piccole note a fondo pagina,
ma è un argomento molto comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sulle copertine degli orari ferroviari,
perché l’Amore sta nell’euforia dell’attesa.
Ha il latrato di un cane affamato
o fa il fracasso di una banda militare?
Comunque a me non mi fa paura,
sennò non avevo i figli che ho.

Si può farne una buona imitazione
con una sega o con un pianoforte Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo
d’Amore grande?
Dipende da’ giorni: a volte è silenzioso
e forte come un abbraccio stretto stretto.

O apprezzerà soltanto musica classica?
Ma soprattutto: mi porterà a ballà?

Certo la musica è bellissima, e commovente
come l’Amore:
Ma smetterà quando si vuole un po’ di pace?
E se smette, poi rimane lì a guardarti?
Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.
L’ho cercato nei chioschi del giardino
ma lì non c’era mai stato:
ho anche esplorato le rive del Tamigi
e l’aria balsamica delle terme.
Forse era nella cioccolata,
buona, saporita e colorata.
Non so cosa cantasse il merlo
o che cosa dicesse il tulipano,
ma certo non era nel pollaio
e nemmeno sotto il letto.
Per me l’Amore è una cosa troppo grande,
e importante, da dire in due parole.
L’Amore è gioia, in tutti i sensi.
Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?

Avrà idee personali sul denaro?
È un buon cittadino o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se un po’ audaci?
Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.
Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto grattando il naso?
Si può incontrare in un lento a carnevale?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sull’autobus mi pesterà un piede?
Arriverà come il cambiamento improvviso del tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
O non darà nessuna svolta, se
Non avrò tempo pé stagli dietro, all’Amore.
Ditemi la Verità, vi prego, sull’Amore.
Forse l’Amore è dappertutto.
E tutto è Amore.

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…e si rompe

24/1/18 – Museo del Vetro,  Empoli

 

…e si rompe.
È vero, purtroppo,
ma tutte le cose si rompono.
Quelle lì che ci sono sopra andrebbero rotte,
pe’ conservà la roba utile.
Fragile.
Artistico.
Di tanti colori.
A me è quello che prenderei…una sola…e via!
Trasparente.
Colorato.
Molto utile.
Esalta il contenuto.
Ma che si fa, si balla?!  Ora si va…
Lo sai perché in fondo in fondo ho scelto quello? Per la lucentezza.
…che ti devo dì…
Suonare.
“ding dong deng…”
Tradizione.
Accidenti!… e dove gli è andato?!
Alto… Alto…
Fragile.
Pulito.
Non invecchia mai.

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È la nostra bella serata!

17/1/18 – Museo della Collegiata di Sant’Andrea, Empoli

Tutto! C’è di già
Ognuno piglia, e piglio quello
Tutto per bene … e non a coccio di legno
E tricchete tracchete
Si deve dire … e quello
Che ci metto
Son cose che si sentono nel cuore
L’Uomo che viene crocifisso
Che porta il dolore di noi tutti nella storia
Il dolore per l’uomo che sta per morire
Non è un pianto. È una gioia!

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Il gruppo di lavoro

Sia la progettazione che la conduzione delle attività che, infine, l’analisi valutativa del progetto, prevedono il lavoro congiunto di educatori museali e animatori geriatrici. Educatori e operatori museali dei Musei del MuDEV per la co-progettazione e la conduzione, insieme alla Rete Animatori dell’Empolese Valdelsa, degli incontri nelle sedi museali del progetto, per i rapporti con l’AUSL Toscana Centro, gli operatori ed educatori dei musei del territorio, gli operatori e animatori geriatrici delle RSA di riferimento e per la documentazione.
La Rete Animatori dell’Empolese-Valdelsa è un coordinamento informale, nato per condividere presupporti teorici e metodologici della pratica educativa con anziani fragili, scambiare esperienze e progettare insieme interventi socio-culturali per migliorare la qualità della vita delle persone che abitano e frequentano le case per anziani. La Rete nasce sulla condivisione di un’idea di animazione come processo di empowerment delle persone anziani fragili e di chi se ne prende cura, di potenziamento delle relazioni tra gli ospiti, gli operatori e la comunità di cui la struttura è parte.

2016 – 2017
Educatori Museali formati: Bertini Stefania, Vignoli Alice
Animatori geriatrici formati: Luca Carli Ballola, Silvia Melani

2018
Educatori Museali formati: Bertini Stefania, Vignoli Alice, Elisa Boldrini, Elisa Gentile, Michela Malvolti, Ivana Bonomonte
Animatori geriatrici formati: Luca Carli Ballola, Silvia Melani, Annamaria Cardini, Antonio Valori

2019
Educatori Museali formati: Bertini Stefania, Vignoli Alice, Elisa Boldrini, Elisa Gentile
Animatori geriatrici formati: Luca Carli Ballola, Silvia Melani, Annamaria Cardini

La rete animatori

La Rete Animatori dell’Empolese-Valdelsa è un coordinamento informale, nato per condividere presupporti teorici e metodologici della pratica educativa con anziani fragili, scambiare esperienze e progettare insieme interventi socio-culturali per migliorare la qualità della vita delle persone che abitano e frequentano le case per anziani.

La Rete nasce sulla condivisione di un’idea di animazione come processo di empowerment delle persone anziani fragili e di chi se ne prende cura, di potenziamento delle relazioni tra gli ospiti, gli operatori e la comunità di cui la struttura è parte. A partire dall’esperienza del CoRe, la finalità che guida tutte le esperienze progettuali proposte è incidere sulle percezioni sociali dell’anzianità e promuovere rinnovate e molteplici forme di inclusione sociale e culturale per chi invecchia.

Fanno parte della Rete RSA V. Chiarugi (Empoli), RSA A. Volta (Empoli), RSA Il Castello (Montelupo F.no), RSA S. Maria della Misericordia (Montespertoli), EMD Ciapetti (Castelfiorentino), RSA P. Neruda (Castelfiorentino), Villa Serena (Montaione), RSA del Campana Guazzesi (San Miniato), RSA Le Vele (Fucecchio), RSA Meacci (Santa Croce sull’Arno).

Alla progettazione e conduzione di Musei per l’Alzheimer 2017-2018 collaborano Silvia Melani, Luca Carli Ballola (che assieme a Michela Mei e alle educatrici di Palazzo Strozzi, hanno fatto parte dell’équipe che ha dato inizio ad A Più Voci, il primo progetto museale toscano dedicato alle persone che vivono con l’Alzheimer), Anna Maria Cardini e Antonio Valori.

 

 

E scopro una coincidenza

2/3/2017 Chiesa dei Santi Prospero e Tommaso – Annesso Palazzo Pretorio, Certaldo

 

Macchiato bene, tinto bene, verniciato.

Tante cose belle e cose vere,

Da ricordarsi sempre.

Le cose belle come queste, sono le prime cose da far vedere

Ci viene voglia di dire tante cose

Ci restano nel cuore e stare insieme è piacevole

Mi sembra di esser tornata bambina e ora son nonna di quattro bambini

Quando avevo otto anni, passò tre tedeschi e mi martellarono le dita col fucile

Mi mette la malinconia vedè spregià una persona giusta, è un patire

Penso a Villa Potenza nelle Marche, c’è una bella chiesa, c’è un fiume.

Tra un anno ci ritorno e tanto qualcosa cambierà

S’era otto figlioli e la mamma andava a lavare i panni nel fiume e gli sanguinavano le gambe a forza di stare a mollo.

Quelle cosce rosse mi garbano

Porca miseria se mi piace!

“Son vivo” dice, ha le braccia aperte. A volte lo faccio anche io

Vedo una specie di finestra e scopro una coincidenza, io abito in via Benozzo Gozzoli.

Amate la terra perché da lì avrete la vita

16/2/17 Mu.Me.Loc. Cerreto Guidi. Biblioteca

Che bel pomeriggio s’è passato! Io vedo i nuvoloni che si litigano il cielo! “Amate la terra perché da lì avrete la vita”.

Avanti di piglià marito facevo la contadina, una vita triste, faticosa! Un c’era soddisfazioni, poca roba! Si raccattava poco. Poi il mi babbo ero uno rustico, cattivo nell’anima, se venivano a dormì li mandava via! “Tu sei cattivo, accidenti a mamma e quando t’ha sposato”! Poi ho preso marito. Era meglio in fabbrica, si lavorava ma…mi garbava quando montavo su quella macchina perché la mandavo io!

È ruvida, profuma! Che schicche, che odorino bellino! Odora di paglia…è un odore buono, deve essere stato preso da un bel pezzo di terreno, in casa un tu te lo puoi mettere e buttarlo via dispiace!

Sotto il Tevere dorme

Madonna come schianta! Scricchiola, è pericoloso…lo dico…il mazzetto che tu pigli se non tu lo leghi bene, ti taglia le mani! Prima che secchi fa compagnia alla sala, ci si faceva i fiaschi con la sala, si abbellivano e gli stranieri prima si fermavano a vedere! C’avevo i guanti ma passava anche da quelli e tagliava le mani! Era bella spalancata quando era fresca, verde! Più morbida, meno rospica. Eh, quando è spalancata fa prima a seccare. Mi suggestiono perché l’ho vissuto e mi è piaciuto!

A pezzetti piccoli, lavati, poco stropicciati, poi quando son lavati un bel sughino di carne…mettere il brodo sul fuoco…uno ci mette queste cose qui.

Shshshshsshhhhhhhhhhhhh

Voglia di muovere la testa, mi fa impressione! Si sente il rumore dell’acqua, il chiasso dell’acqua! Il fruscio, il fruscio! Qualche rana. C’è un po’ di colore! Pastasciutta olè olè

Gli uccelli…e lo sculacciatopi! Sento un uccellino toscano, di quelli che beccano il terreno e danno noia, ma non perché sciupano il terreno, e sciupano noi…perché ci innervosisce noi, addirittura quando siamo a tavola salgano sul tavolo!

Il mi babbo era cacciatore e mi toccava pelalli tutti, la sera li preparavo…arrosto, con un po’ di maiale …era buono…il mi nonno ci lasciava solo il becco! Boni, son boni! Sale, pepe, salvia, alloro e sicché c’avevo sempre da lavorà! Ne mangiavo anche due o tre…e l’untino…mmmh

Ovvia, manca un po’ di vino e siamo a posto!

Cosa sono

L’importanza di trascrivere.

L’espressione creativa è importante per tutti, ma ancora di più per le persone colpite da demenza per le quali le occasioni per poter esprimere un proprio parere o i propri gusti, diventano sempre più rare se non del tutto inesistenti. Saper comunicare tramite la creatività e la libera interpretazione diviene una fondamentale alternativa per chi non riesce più ad attingere dalla memoria, per chi sente un forte disagio nell’esprimersi, perché cosciente di non esprimersi secondo le aspettative, e per gli altri che hanno perso consapevolezza di se stessi o dell’ambiente che li circonda.

 I laboratori ispirati alla metodologia  TimeSlips sono occasioni nei quali le persone utilizzano liberamente le proprie capacità grazie al processo creativo; ogni volontà comunicativa, sia una frase, un suono, un gesto o un silenzio, viene accolto e validato.

Durante i laboratori nei vari musei, abbiamo avuto occasione di lavorare con collezioni artistiche, memorie, suggestioni, sollecitazioni sensoriali e ogni volta la fantasia e la creatività, spesso anche la memoria, hanno potuto essere espresse in libertà.

Dal primo minuto dell’attività un operatore si occupa di scrivere tutto (o il più possibile) di quello che gli anziani, ma anche i familiari e i caregiver professionali, si sono sentiti di esprimere di fronte a un’opera d’arte, a un oggetto del quotidiano, a una suggestione auditiva o olfattiva. Si inizia dalle sensazioni per arrivare a una osservazione attenta dell’opera. Più volte durante l’attività viene spiegato che non ci sono risposte giuste o sbagliate e tutto quello che viene detto è trascritto; i partecipanti vedono convalidate le proprie parole e sono rassicurati sull’adeguatezza delle risposte. Dopo la parte osservativa inizia quella creativa in cui i partecipanti con la propria fantasia inventano nuove interpretazioni, creano nuovi scenari e nuovi personaggi.  Cerchiamo, nella trascrizione, di non perdere la traccia delle parole, dei gesti o  suoni, canzoni o melodie, cercando di memorizzare i toni e le intenzioni, le espressioni corporee, le manifestazioni di gioia, di noia o di disagio. Al termine dell’attività in cui si sollecitano e stimolano le persone a esprimersi, tutto ciò che è stato inventato o reinterpretato, ma anche ricordi o frasi che sono sembrate particolarmente importanti o che hanno necessitato di un forte sforzo, vanno a comporre una storia o una poesia e vengono restituite nell’immediato.

 L’operatore che ha trascritto restituisce nella lettura finale il contributo che ognuno ha dato, più fedelmente possibile al modo in cui è stato condiviso, guardando negli occhi e cercando un contatto visivo con chi quella frase, quel gesto o quel suono, lo ha espresso, con l’obiettivo di renderlo riconoscibile al suo “proprietario”.

Riconoscere il proprio contributo all’interno della storia valorizza e valida quella persona rendendo piacevole di nuovo comunicare con gli altri.