E scopro una coincidenza

2/3/2017 Chiesa dei Santi Prospero e Tommaso – Annesso Palazzo Pretorio, Certaldo

 

Macchiato bene, tinto bene, verniciato.

Tante cose belle e cose vere,

Da ricordarsi sempre.

Le cose belle come queste, sono le prime cose da far vedere

Ci viene voglia di dire tante cose

Ci restano nel cuore e stare insieme è piacevole

Mi sembra di esser tornata bambina e ora son nonna di quattro bambini

Quando avevo otto anni, passò tre tedeschi e mi martellarono le dita col fucile

Mi mette la malinconia vedè spregià una persona giusta, è un patire

Penso a Villa Potenza nelle Marche, c’è una bella chiesa, c’è un fiume.

Tra un anno ci ritorno e tanto qualcosa cambierà

S’era otto figlioli e la mamma andava a lavare i panni nel fiume e gli sanguinavano le gambe a forza di stare a mollo.

Quelle cosce rosse mi garbano

Porca miseria se mi piace!

“Son vivo” dice, ha le braccia aperte. A volte lo faccio anche io

Vedo una specie di finestra e scopro una coincidenza, io abito in via Benozzo Gozzoli.

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Amate la terra perché da lì avrete la vita

16/2/17 Mu.Me.Loc. Cerreto Guidi. Biblioteca

Che bel pomeriggio s’è passato! Io vedo i nuvoloni che si litigano il cielo! “Amate la terra perché da lì avrete la vita”.

Avanti di piglià marito facevo la contadina, una vita triste, faticosa! Un c’era soddisfazioni, poca roba! Si raccattava poco. Poi il mi babbo ero uno rustico, cattivo nell’anima, se venivano a dormì li mandava via! “Tu sei cattivo, accidenti a mamma e quando t’ha sposato”! Poi ho preso marito. Era meglio in fabbrica, si lavorava ma…mi garbava quando montavo su quella macchina perché la mandavo io!

È ruvida, profuma! Che schicche, che odorino bellino! Odora di paglia…è un odore buono, deve essere stato preso da un bel pezzo di terreno, in casa un tu te lo puoi mettere e buttarlo via dispiace!

Sotto il Tevere dorme

Madonna come schianta! Scricchiola, è pericoloso…lo dico…il mazzetto che tu pigli se non tu lo leghi bene, ti taglia le mani! Prima che secchi fa compagnia alla sala, ci si faceva i fiaschi con la sala, si abbellivano e gli stranieri prima si fermavano a vedere! C’avevo i guanti ma passava anche da quelli e tagliava le mani! Era bella spalancata quando era fresca, verde! Più morbida, meno rospica. Eh, quando è spalancata fa prima a seccare. Mi suggestiono perché l’ho vissuto e mi è piaciuto!

A pezzetti piccoli, lavati, poco stropicciati, poi quando son lavati un bel sughino di carne…mettere il brodo sul fuoco…uno ci mette queste cose qui.

Shshshshsshhhhhhhhhhhhh

Voglia di muovere la testa, mi fa impressione! Si sente il rumore dell’acqua, il chiasso dell’acqua! Il fruscio, il fruscio! Qualche rana. C’è un po’ di colore! Pastasciutta olè olè

Gli uccelli…e lo sculacciatopi! Sento un uccellino toscano, di quelli che beccano il terreno e danno noia, ma non perché sciupano il terreno, e sciupano noi…perché ci innervosisce noi, addirittura quando siamo a tavola salgano sul tavolo!

Il mi babbo era cacciatore e mi toccava pelalli tutti, la sera li preparavo…arrosto, con un po’ di maiale …era buono…il mi nonno ci lasciava solo il becco! Boni, son boni! Sale, pepe, salvia, alloro e sicché c’avevo sempre da lavorà! Ne mangiavo anche due o tre…e l’untino…mmmh

Ovvia, manca un po’ di vino e siamo a posto!

Cosa sono

L’importanza di trascrivere.

L’espressione creativa è importante per tutti, ma ancora di più per le persone colpite da demenza per le quali le occasioni per poter esprimere un proprio parere o i propri gusti, diventano sempre più rare se non del tutto inesistenti. Saper comunicare tramite la creatività e la libera interpretazione diviene una fondamentale alternativa per chi non riesce più ad attingere dalla memoria, per chi sente un forte disagio nell’esprimersi, perché cosciente di non esprimersi secondo le aspettative, e per gli altri che hanno perso consapevolezza di se stessi o dell’ambiente che li circonda.

 I laboratori ispirati alla metodologia  TimeSlips sono occasioni nei quali le persone utilizzano liberamente le proprie capacità grazie al processo creativo; ogni volontà comunicativa, sia una frase, un suono, un gesto o un silenzio, viene accolto e validato.

Durante i laboratori nei vari musei, abbiamo avuto occasione di lavorare con collezioni artistiche, memorie, suggestioni, sollecitazioni sensoriali e ogni volta la fantasia e la creatività, spesso anche la memoria, hanno potuto essere espresse in libertà.

Dal primo minuto dell’attività un operatore si occupa di scrivere tutto (o il più possibile) di quello che gli anziani, ma anche i familiari e i caregiver professionali, si sono sentiti di esprimere di fronte a un’opera d’arte, a un oggetto del quotidiano, a una suggestione auditiva o olfattiva. Si inizia dalle sensazioni per arrivare a una osservazione attenta dell’opera. Più volte durante l’attività viene spiegato che non ci sono risposte giuste o sbagliate e tutto quello che viene detto è trascritto; i partecipanti vedono convalidate le proprie parole e sono rassicurati sull’adeguatezza delle risposte. Dopo la parte osservativa inizia quella creativa in cui i partecipanti con la propria fantasia inventano nuove interpretazioni, creano nuovi scenari e nuovi personaggi.  Cerchiamo, nella trascrizione, di non perdere la traccia delle parole, dei gesti o  suoni, canzoni o melodie, cercando di memorizzare i toni e le intenzioni, le espressioni corporee, le manifestazioni di gioia, di noia o di disagio. Al termine dell’attività in cui si sollecitano e stimolano le persone a esprimersi, tutto ciò che è stato inventato o reinterpretato, ma anche ricordi o frasi che sono sembrate particolarmente importanti o che hanno necessitato di un forte sforzo, vanno a comporre una storia o una poesia e vengono restituite nell’immediato.

 L’operatore che ha trascritto restituisce nella lettura finale il contributo che ognuno ha dato, più fedelmente possibile al modo in cui è stato condiviso, guardando negli occhi e cercando un contatto visivo con chi quella frase, quel gesto o quel suono, lo ha espresso, con l’obiettivo di renderlo riconoscibile al suo “proprietario”.

Riconoscere il proprio contributo all’interno della storia valorizza e valida quella persona rendendo piacevole di nuovo comunicare con gli altri.

Verifica e valutazione

Le verifiche e le valutazioni che sono state compiute ed effettuate alla conclusione del progetto, rientrano a tutti gli effetti nel processo progettuale stesso e si configurano come ulteriore attività di ricerca volta sia a monitorare e migliorare le attività che a instaurare una riflessione sulle modalità stesse di valutazione più efficaci.

Continua a leggere “Verifica e valutazione”

Per chi?

Grazie alla peculiarità di un approccio metodologico essenzialmente basato sulla ricerca e la sperimentazione, il progetto permette di individuare le seguenti categorie di destinatari:

  • delle azioni di formazione, aggiornamento e condivisione di conoscenze e competenze: – educatori e operatori museali dei servizi educativi interni e di cooperative e associazioni che gestiscono il personale nei musei del MuDEV Museo Diffuso dell’Empolese Valdelsa; – personale delle biblioteche che si occupano di servizi al pubblico e di servizi educativi interni o che appartengono ad enti gestori; – educatori, operatori e animatori geriatrici di Residenze Sanitarie Assistenziali e Centri diurni semiresidenziali del territorio dell’Empolese Valdelsa.
  • degli incontri mensili nei musei e nelle biblioteche dei comuni dell’Empolese Valdelsa: – persone anziane con Alzheimer o demenza delle Residenze Sanitarie Assistenziali e di Centri diurni semiresidenziali del territorio; – persone anziane che vivono l’esperienza della demenza ancora all’interno del nucleo familiare e che risiedono su tutto il territorio interessato dal progetto; – caregiver professionali e familiari che si prendono cura delle persone anziane fragili, volontari dell’associazionismo locale, badanti.

La verdea va giù liscia.

 2/2/17 Mu.Ve. Museo del Vetro. Empoli

Quando rientra in casa il marito, se trova la tavola apparecchiata dice: “Brava la mi moglie, basta mangiare alla svelta! Perché io ho fame”. Si vede che lui era contento, non importava che facesse tante cose. La bottiglia, il bicchiere, ma manca il piatto; quella per l’olio e l’aceto, così… ma manca il piatto. Dentro alla brocca ci mettono il vino, il vin santo e trincano. Poi mettono forchette e tovaglioli. La moglie accende la luce e escano tutti i colori, il marito dice: “ma in che maniera è venuto così questo affare?” Ma siccome ha sete, prende la bottiglia, la vuota nel bicchiere, prende il bicchiere e beve quello che c’è e bevono tutti, anche i familiari. Insieme al marito c’è la cognata, la moglie di un fratello e guai se non si faceva come diceva lei.

Io di solito mando la mamma (a apparecchiare), ma la mamma è già stufa, è nervosa. Un giorno vieni a vedere l’apparecchiatura, le do anche un po’ di verdea…poi si assaggia e senti come è buona, mentre si versa c’è una schiuuumaaa… È uva bianca, giallina chiaro chiaro, il sapore me lo ricordo. Si mette a sciogliere insieme in un vaso, poi si strizza con le mani e viene fuori il mosto; se si prende presto viene dolce, se si aspetta aspetta viene il vino. La verdea è più leggera, frizzantina, penetra nello stomaco, il vin santo da un po’ di noia. Mi garba la verdea, se si beve tanto si va a gallina! Quando ero piccola, ero a casa sola, presi la bottiglia e la bevvi tutta. Ce ne vorrebbe un fiasco per uno!!Sai come si balla dopo un bicchiere di verdea. La verdea va giù liscia.

Ode alla musica

27/1/201 Museo Amedeo Bassi, Montespertoli

(Si sentono) tutti i sentimenti.

La canzone più bella che ho sentito a Empoli è qui! Accavallo anche la gamba per sentirla meglio! Coglioni! E’ bravura, io son vecchia ma queste cose mi rimangono tutte! Più è semplice e più ci piace! Mi è sempre piaciuta l’opera, delle volte siamo andate anche a Firenze …il Barbiere di Siviglia, la Butterfly…una cosa fine! Questo genere di canzone ci sarebbe da fare quindici giorni tutte le sere!  Ma bisognerebbe la Boème di Puccini, almeno ci si sveglia, perché noi anziani oggi “cicccì”!!!

La musica. Sono secondi! Mi è sempre piaciuta la musica, ne giravano tutti così cosà, io cantare…nooo…c’avevo, quando ero a Signa, c’avevo uno apposta!
Mi piace il tono della musica, non si può spiegare.

Canto…per conto mio.

Io canto per me, quando canto mi sento aperta, mi sento libera.

E’ difficile perché non capisco più niente…e sono vecchia! La musica aiuta perchè si sente subito il tono che ci piace e ci si mette subito in funzione, mi metto ad ascoltare!Porta a rivivere e si rincomincia da zero e si mette bene con la memoria!

Ti riporta sulla via retta! Senza iniziativa un vu andate nulla…con l’opera ricomincia la vita!

S’ascolta e si riprende tutti gli arretrati e si ricanta tutta! Lei la sa…sentite lei….Il cuore mi ha emozionato!

Lottare. Lottare. Lottare per quello che non so! Musica, musica.

La donna è immobile!

La donna è mobileeee…io vi devo ringraziare perchè qui ci sto proprio bene!

Le piume al vento…ora un posso cantà!

La donna immobile, immobile! Ma io voglio dire una cosa, te si,  non la posso dire…deve venire nella zucca…tutte siamo! Chi è questa donna immobile? Chi è ?

Ma chi è ? Una donna un po’ traviata, che sbaglia! E’ una che sta vicino a me…passato sempre con qui coso che ti critica! Più nobile di quell’altre…una nobildonna! Poi si è innamorata.

Brunilde, Enza, Elena, Gioconda, Anna, Paola, Luciana, Bruna, Vanda, Pietro, Rosaria, Gloria

In breve

Musei per l’Alzheimer è un progetto di rete per l’inclusione sociale e culturale delle persone anziane con decadimento cognitivo e di chi se ne prende cura nei musei del Museo Diffuso dell’Empolese Valdelsa – MuDEV.

Sia la progettazione che la conduzione delle attività e, infine, l’analisi valutativa del progetto prevedono il lavoro congiunto di educatori museali e animatori geriatrici.

Tra i molteplici obiettivi:

  • contribuire a sviluppare e definire l’identità dei musei e delle biblioteche della rete come luoghi privilegiati per l’accessibilità e la leggibilità dei propri variegati patrimoni, dove sia possibile fare esperienze relazionali e conoscitive, vivere momenti di aggregazione inclusivi e intergenerazionali, essere coinvolti e compartecipi della crescita civile di comunità sensibili intorno ai temi dell’accessibilità delle persone fragili ai contesti culturali;
  • fare ricerca valorizzando le potenzialità comunicative originali di ogni contesto museale, sperimentando tecniche e strategie di mediazione dei patrimoni con le persone con Alzheimer e con chi se ne prende cura;
  • contribuire alla costruzione di una rete sociale sul territorio che condivida competenze necessarie dal punto di vista assistenziale-sanitario e culturale.

Le attività sono incentrate sulla creazione di esperienze relazionali dei partecipanti con le opere d’arte e i patrimoni di musei, per stimolare l’immaginazione e la creatività, valorizzando le attuali e personali abilità di comunicazione di ciascuno, inclusa la comunicazione non verbale. Stimolazioni sensoriali tattili, auditive e olfattive vengono utilizzate come strumenti di supporto per facilitare e incoraggiare l’espressione personale ed emotiva, verbale e non verbale.

Le attività sono aperte sia a persone che provengono da RSA e centri diurni del territorio, sia a persone che vivono all’interno del nucleo familiare e a tutti coloro che se ne prendono cura, caregiver professionali, familiari, parenti, amici, badanti e volontari dell’associazionismo locale per un massimo di 20 persone. Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione.

CONTATTI, INFO E PRENOTAZIONI:

BeGo Museo Benozzo Gozzoli, via Testaferrata 31, 50051 Castelfiorentino – Fi

tel: 0571 64448

e-mail: info@museobenozzogozzoli.it

Ognuno per conto suo

10/1/2017 – Museo della Ceramica di  Montelupo Fiorentino

È vecchio, ma è buono, non è mica rotto, ma è una cosa speciale, è stato ritrovato!Ma tutti eh, anche noi quando si invecchia…

Chissà quanto tempo gli ha! Mi piace perché c’è questo disegno, mi sembra bellino  come lo hanno fatto, a toccarlo gratta un po’ e si è sciupato nei secoli. Mi pare una donna, chiara, al collo ha una collanina, è un bel vezzo…sembra uguale a questa , a quella di Paola, è fatta bene, le sta bene.I capelli fatti bene, il viso fatto bene, tutto fatto bene, è scollata.Ha uno scialle. È una donna, c’è la spia….Ha i seni un po’ troppo alti e l’ha quassù! Gli si vedono come tutto il resto, come il collo, il petto e il mento…vanno di moda alte! E l’avrà puntellate!

È un mistero chi sia questa donna, io non lo so, non la conosco nemmeno bene. Si chiama Filomena,  l’hanno dipinta perché piaceva.

Mamma la mia canzone più bella sei tu, sei tu la vita e per la vita non ti lascio mai più

Sta diritta, è giovane, è carina, sorride perché è contenta (io sono contenta di essere venuta qua).

Sarà contenta per altre cose sua ( a me rende contento tante cose, questo affare qui mi rende contento).

La rende contenta l’amore, sarà innamorata , quello può succedere a tutti. C’è poco da fà, l’amore è tutto. È innamorata di un ragazzo, del suo marito, speriamo non lo faccia becco! Se si vede bene la bocca, quello che non si vede sono gli occhi, non ci fa vedere gli occhi… non si vedono. Gli occhi secondo me sono celesti, l’ha pitturati celesti.Sta guardando se arriva il suo marito…sta aspettando. Lo vuole guardare bene. Al marito gli pareva bona Filomena, l’ha scelta bene  e quando arriva le dice: “ amore come stai?” e lei risponde: “ Bene”.

Gioconda, Vittoria, Elena, Anna, Paola, Remo, Carlo, Elio,

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Prima attività

La giornata che apre i lavori. Mattinata densa di esperienze condivise, progetti comuni, prospettive e idee in circolo. Tanti animatori geriatrici, tanti operatori del nostro sistema  Il Museo Diffuso dell’Empolese Valdelsa, assessori, studenti, operatori del settore; tutti insieme per un obiettivo comune: creare una rete che risponda alle esigenze di tutta la nostra società, anche e soprattutto di quella a rischio emarginazione, abbattere le barriere in merito all’accessibilità  patrimoni museali per le persone con demenza, contribuire alla creazione di una rete di operatori/educatori museali e operatori/animatori geriatrici in grado di operare in contesti museali con approcci, modalità progettuali e operative condivise basate sulla ricerca e la sperimentazione continua.

Abbiamo lavorato perché crediamo che il museo sia un luogo d’incontro  privilegiato in cui instaurare relazioni positive con tutti i pubblici.

Vogliamo far uscire dall’isolamento le persone con Alzheimer  e le loro famiglie, alleviando il senso di solitudine e incidendo sulla qualità della loro vita.

 

 

Son tutte donne!

7/12/2016 Museo Benozzo Gozzoli, Castelfiorentino

C’è la serenità. Mi dà questo senso di serenità, questo senso della famiglia: una coppia che ha una bambina e la portano a osservare, a guardare…la portano al battesimo in una chiesa, in un battistero. Una bambina o un bambino? Non ha importanza.

Franco.

La ragazza…quella che abbiamo capito tutti…è quella più giusta, è quella più giusta, ha qualcosa nella testa che potrebbe essere una aureola perché quando li battezzavano gli mettevano un segnino. Quella è la mamma, è quella nel mezzo, Maria…o quella verde…io non lo so! Come si fa a saperlo? Chi l’ha fatto lo sa…ma noi che si guarda…mah! I pittori fanno apparire le cose come vogliono loro, però poi noi si interpretano le cose come ci pare! A volte l’occhio vuole il suo modo di vedere.

Son tutte donne! Son tutte donne e gli omini neanche uno! Prima gli uomini non si interessavano di portare i bambini in giro! Ma che è successo? Ma chi è quello che battezza se son tutti uomini?! Questo è un problema forte! Una suora l’ha battezzato…tanto è uguale, è come un prete comunque!

Non è indicata una suora, io non approvo. Per me è uguale…ma meglio gli uomini!!!

lab-bego

Norma, Carmela, Nada, Elena, Regina, Gerarda, Gioconda, Pietro,


Strategie e strumenti

A partIl progetto ha previsto l’impiego di strategie e strumenti diversificate in base ai destinatari del progetto:

1. Strategie e strumenti per la progettazione:
> progettazione partecipata e condivisa, condotta in modo interattivo all’interno del gruppo di lavoro composto da educatori museali e animatori geriatrici;
> confronto fra i diversi ambiti professionali;
> condivisione di esperienze e saperi;
> visite e sopralluoghi nei musei coinvolti;

2. Strategie e strumenti per gli incontri di formazione nei musei destinati ad educatori e animatori geriatrici del territorio:
> dimensione relazionale e comunicativa come strategia privilegiata di coinvolgimento;
> promozione della partecipazione attiva durante le attività;
> utilizzo di una metodologia che privilegia la ricerca-azione in quanto processo circolare, dinamico e aperto che contribuisce a rendere inscindibili i momenti della teoria e della prassi;
> co-conduzione degli incontri con ruoli paritari tra educatori museali e animatori geriatrici;
> utilizzo della pratica meta-laboratoriale di conduzione delle attività in modo da
sollecitare la riflessione su di essa, sottolineando i passaggi fondamentali per rendere
evidente la metodologia di lavoro;
> valorizzazione dei processi di riflessione teorica ‘bottom-up’, a partire cioè dalle
esigenze del gruppo di educatori e animatori partecipanti alle attività;
> un incontro seminariale con interventi a cura di esperti del settore museale e geriatrico che lavorano sul territorio toscano per l’accessibilità nei musei delle persone con Alzheimer e chi se ne prende cura;
> conduzione delle attività durante l’orario di apertura dei musei come strategia per
riaffermare il ruolo di questi percorsi all’interno dell’offerta educativa dei musei, per far
riflettere sul carattere aperto e inclusivo di queste attività alle quali possono partecipare
anziani con decadimento cognitivo, caregiver familiari e professionali, parenti, amici e
osservatori esterni.
> visite ai musei coinvolti nel progetto a cura dei rispettivi educatori/operatori.

3. Strategie e strumenti utilizzati in merito alla metodologia di conduzione dei laboratori con gli anziani:
> predisposizione e cura dell’ambiente per facilitare la partecipazione di tutti (numero di
sedie sufficienti ad ospitare tutti i partecipanti, buona illuminazione degli ambienti,
raggiungibilità e usabilità dei servizi igienici);
> accoglienza, presentazioni e spiegazione dell’attività come strategia per mettere a proprio agio i partecipanti;
> dimensione relazionale e comunicativa e chiarezza di linguaggio come strategia
privilegiata di coinvolgimento;
> flessibilità e capacità di adeguarsi a situazioni che ogni volta possono mutare;
> Approccio Capacitante – sul modello sperimentato da Pietro Vigorelli – adeguato a
focalizzare l’attenzione sulle competenze esistenti piuttosto che sui deficit acquisiti,
attraverso la creazione di un ambiente in cui la persona anziana fragile può esercitare liberamente le attività di cui è capace, così come ne è capace, senza sentirsi giudicata. Poiché l’Approccio Capacitante focalizza l’attenzione sugli scambi verbali tra i parlanti, gli strumenti utilizzati sono l’ascolto attivo e la parola ma anche l’attenzione alla comunicazione mediante il linguaggio paraverbale e non verbale.
> Approccio Validante – secondo il metodo Validation sperimentato da Naomi Fail – per
promuovere, attraverso l’utilizzo di strumenti quali un atteggiamento convalidante ed
empatico, l’adeguamento della nostra relazione con la persona con Alzheimer in modo da renderla soggetto attivo della relazione attraverso una comunicazione attenta, efficace, autentica e attraverso un atteggiamento flessibile, aperto e non giudicante.
> Approccio narrativo – liberamente ispirato alla metodologia Time Slips sperimentata da Ann Davis Basting – come strategia per stimolare, a partire dall’osservazione dell’opera d’arte, l’immaginazione e la creatività piuttosto che il recupero di funzionalità legate al ricordo e alla memoria che molto spesso nelle persone con demenza non sono più recuperabili. Ricorso all’immaginazione, piuttosto che alla memoria, alla fantasia piuttosto che alle capacità logico-cognitive, per valorizzare le attuali e personali abilità di comunicazione.
> stimolazioni sensoriali tattili, auditive e olfattive come strumenti di supporto per facilitare e incoraggiare l’espressione personale ed emotiva;
> trascrizione in tempo reale delle narrazioni e delle storie prodotte durante le attività e
restituzione immediata sotto forma di lettura ad alta voce a fine incontro, come strumento per riconoscere e convalidare l’apporto creativo delle voci di tutti i partecipanti.

4. Strategie e strumenti per la verifica e la valutazione:
> attività di focus group alla fine di ogni incontro tra il gruppo di lavoro e gli educatori e
animatori partecipanti alla formazione come strategia per produrre una valutazione finale che attinga dalle riflessioni scaturite dall’interazione di tutti;
> incontri tra il gruppo di lavoro per il monitoraggio del progetto;
> predisposizione di questionari diversificati a seconda del target da valutare:
– questionari autovalutativi per il gruppo di lavoro;
– questionari per la valutazione della formazione agli educatori e animatori geriatrici del
territorio;
– interviste brevi agli anziani e ai loro caregiver, trascritte o filmate, secondo un modello
solo parzialmente standardizzato che basandosi principalmente sul colloquio fra l’intervistatore e l’intervistato non preveda lo strumento di un questionario con domande precodificate né l’obbligo di seguire un ordine precostituito, ma utilizzi alcuni punti chiave e i temi utili per l’indagine;
> valutazione sia dei processi che dei prodotti dell’attività tramite l’utilizzo del metodo
etnografico come strategia che privilegia una modalità di indagine osservativa finalizzata a registrare quello che avviene e a notare i processi in corso di una determinata situazione. Per la registrazione lo strumento utilizzato è stato quello della scheda di analisi.

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Un museo per l’accessibilità

Dall’anno 2011 il BeGo, accreditato dalla Regione Toscana come Museo di rilevanza regionale, può usufruire del sostegno della Regione nella valorizzazione e promozione delle istituzioni culturali di rilievo regionale grazie all’integrazione di tali strutture nel sistema complessivo dell’offerta culturale; può avere la possibilità di accedere
a finanziamenti regionali e a giornate formative promosse dall’Ente. Proprio per questo, nel 2013, il museo ha aderito con entusiasmo al percorso formativo L’arte tra le mani promosso dal settore educativo del Museo Marino Marini di Firenze con l’Associazione L’Immaginario, l’Associazione Anna e finanziato dalla Regione Toscana, volto a dare vita ad una rete museale, sul territorio toscano, in grado di predisporre attività rivolte alle
persone con Alzheimer e ai loro caregiver con l’obiettivo di sperimentare, attraverso
l’incontro con i patrimoni museali, nuovi modi per comunicare con le persone con
Alzheimer. A seguito del corso di formazione, da aprile 2014 è partito il progetto del
Museo BeGo denominato Storie ad Arte. Il Museo Benozzo Gozzoli di Castelfiorentino
per le persone con Alzheimer e chi se ne prende cura, un progetto di inclusione sociale
che coinvolge sia le persone anziane con decadimento cognitivo che e i loro caregiver
familiari e professionali, in attività di narrazione creativa, attraverso le sollecitazioni
offerte dal patrimonio storico artistico del museo. Gli obiettivi, molteplici e differenziati in
relazione al museo, agli educatori e agli operatori geriatrici, alle persone anziane e ai loro
familiari, sono quelli di valorizzare il patrimonio del museo rendendolo accessibile a
pubblici che di consueto non hanno la possibilità di fruirne; offrire la possibilità per le
persone con Alzheimer e chi se ne prende cura di instaurare relazioni significative
attraverso l’incontro con il patrimonio; sperimentare nuove possibilità di comunicare con
l’anziano affetto da demenza e farne conoscere le potenzialità creative; restituire a chi è
malato la dignità di persona, creando occasioni per essere inserito all’interno di una
normale rete sociale e culturale; uscire dall’isolamento che le patologie cognitivamente
invalidanti causano; offrire un’opportunità per migliorare la qualità della vita;
sensibilizzare la collettività rispetto alle demenze.
Dopo una fase di sperimentazione, conclusasi nel 2014, le attività con le persone con
Alzheimer e i loro caregiver sono entrate a far parte dell’offerta dei Servizi educativi del
museo e si svolgono regolarmente una volta al mese. Dal 2014, anno della prima sperimentazione attivata con due strutture per anziani del territorio di Castelfiorentino e di Certaldo, ad oggi, sono state condotte più di trenta attività tra gli incontri al museo, incontri nelle strutture assistenziali, incontri sperimentali presso altri musei del territorio dell’Empolese Valdelsa; sono state coinvolte Residenze sanitarie assistenziali, Centri diurni, caregiver professionali, familiari e la rete dell’associazionismo locale. Le attività, che si svolgono nell’orario consueto di apertura del museo e non sono relegate ad aperture straordinarie, fanno parte a tutti gli effetti della programmazione dei Servizi educativi ed hanno interessato più di trecento persone. In occasione della seconda giornata di convegno Tutti al museo! Le soluzioni per l’accessibilità museale tra innovazione e inclusione tenutosi a Castelfiorentino il 30 ottobre 2015, le narrazioni prodotte dagli anziani e da tutti i partecipanti durante gli incontri e le attività al museo, hanno preso vita all’interno di una breve performance teatrale dal titolo “Ci vedo una storia!” a cura di Vania Pucci per la Compagnia Giallo Mare Minimal Teatro.
Nel 2015 è stata avviata una prima sperimentazione in merito all’ampliamento di questi
percorsi nei musei del territorio dell’Empolese Valdelsa. Questa prima sperimentazione ha
offerto l’occasione per ripensare queste attività nell’ottica della rete e della collaborazione
tra musei del territorio e si è inoltre configurata come punto di partenza fondamentale per
la progettazione di un percorso condiviso e partecipato. Gli esiti della sperimentazione
hanno condotto al progetto Musei per l’Alzheimer. L’allargamento della rete dei musei
dell’Empolese Valdelsa per le persone con Alzheimer e chi se ne prende cura

Stefania Bertini (educatrice del Museo BeGo)