Tutto questo ha avuto un senso

13/01/2022 Museo Remiero di Limite sull’Arno

E’ bella la storia antica. Quante barche costruite in questo luogo arrivavano a Viareggio: un’imbarcazione che nasce e parte da qui, fino ad arrivare a Livorno!

C’è tanta roba che si usava quando ero giovane: tutti gli attrezzi, ma proprio tutti! Sono tanti… Il segone, per adoprarlo, bisognava essere in due: uno di qua, uno di là.

Ho visto tante cose, un grande insieme e mi è piaciuto davvero tutto. Mi è piacito molto forse perché le imbarcazioni sono nella storia familiare di mio marito.
E’ molto bello vedere che siamo tutti qui riuniti per raccontare storie importanti.
Qui per me è una meraviglia. Sono commossa nel vedere questo posto: racchiude tutto, significa che tutto questo ha avuto un senso. Ed è racchiuso qui… Bravi a tutti! Auguro che questo posto viva per sempre!!



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La marmellata di peperoni

9/12/2022 Museo Benozzo Gozzoli di Castelfiorentino

È nato questo bambino… é una scena di famiglia, qualcuno si lava le mani. Un bambino fasciato e ci sono molte persone, molte donne. Sembrano indifferenti, guardano tutti da un’altra parte. Oh, ma non è un uomo quello a letto? Ma un pole esse un ‘omo, c’è un bambino. Sarà una donna un po’ anziana. È la nascita di un bambino, però l’è bell’e grande, avrà già un annetto!

Comunque non ride nessuno.
Sembra una tragedia…con quest’aria mesta. Ma non credo si faccia tutto questo moralismo.

Secondo me è una nascita, perché c’è scritto sotto.
Svelato il mistero: la nascita della Madonna!
La nascita della tu’ nonna?
Della Madonna!
Aaaah ecco. Ci sono due o tre che gli fanno lavare le mani perché ha da mangià, altre due badano il bambino tutto fasciato. Probabilmente voleva fare una panoramica. Quella è a letto che si lava le mani e quella col tegame… porta da mangiare: la minestrina bona, un bel piatto di pastasciutta alla carbonara, o la marmellata di Harissa.

Ma tanto noi non si pole sapè, perché lui non ci può più dire nulla!

Cesira… e l’arte

02/12/2022 Galleria d’Arte Moderna, Empoli

Accidenti! Con poche buttate di colore, poco o niente, è riuscito ad esprimere tutto benissimo! Quanta roba che c’ha messo! A me non piace l’esagerazione, in tutti i sensi… Non so com’è, ma è così.

C’ho i mi’ nonni qui: in quei golfini, in quelle ciabatte che la mia nonna faceva con il cartone e le foglie di granturco cucite con lo spago. Quelle sottane lì, nel dopoguerra, ce l’avevano le nostre parenti quando facevano i covoni. E quel cotto lì, noi si ravvivava col cinabrese e s’aspettava di cuocere il pane in forno… perché non si comprava alla bottega, si faceva noi. Non è l’acquaio che interessa, ma è l’insieme, se ti dice qualcosa.

Quel signore lassù “di vetta”, c’ha uno sguardo vivo. Anche la signora è rappresentata in modo particolare: mi piacciono il ventre gonfio e i capelli argentati. La trovo umana. E per farla così semplice e naturale non ci vuole fantasia: l’artista, non ha montato nulla. Forse chiacchierava con la propria madre o col marito. Sarà stata trattata, fin da piccola, male, che è una roba che indurisce: sembra una donna che ne ha viste di tutti i colori dalla vita, ma è tenerissima. È al contrario di quello che sembra: si tiene tutto, non sa esprimere quello che sente, che ha dentro. Comunque assomiglia a una di Poggio: mi ricorda Cesira!!

Bisogna farla vedere a tutti l’arte. Bisognerebbe farne altre gallerie come questa: certo dipende dai momenti, ci sono delle priorità… Ma sennò che gli si lascia ai giovani!? Certe voglie rimangono sempre in fondo: l’arte è per oggi, per domani, per il territorio, per farla arrivare a più persone possibili. L’arte cura la mente, l’anima, da stimoli nuovi e serve ad appoggiarsi nei momenti di fragilità.

ALZHEIMER FEST 2022

Quando arriva l’Alzheimer inutile dire che non c’è niente da fare:
convivere con la demenza è una gran fatica ma se la comunità è amica, consapevole e solidale, se i servizi intorno funzionano a dovere, allora l’Alzheimer non cancella la vita.

La Toscana ha mille meraviglie e le persone fragili sono un tesoro da non perdere, un tesoro che va restaurato proteggendo l’innocenza dell’età, mettendo in piazza sogni e bisogni.
Perché ogni vita è un capolavoro di bellezza e verità.

A Firenze, in piazza Santissima Annunziata, sabato 10 settembre 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭3:𝟬𝟬 per Rinasci-menti. L’arte della cura “Di nuovo insieme” si terrà un incontro aperto dedicato a protagonisti sani e meno sani, familiari e operatori, medici e artisti, donatori di benessere e di competenze e a tutta la cittadinanza.

ASPETTANDO ALZHEIMER FEST 2022 …

“Finalmente in piazza”

Edizione straordinaria del Quaderno

“Distanti, ma vicini”

A Empoli, in piazza Farinata degli Uberti, mercoledì 𝟲 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴:𝟬𝟬 per 𝘿𝙞 𝙉𝙪𝙤𝙫𝙤 𝙄𝙣𝙨𝙞𝙚𝙢𝙚: 𝙛𝙞𝙣𝙖𝙡𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙞𝙣 𝙥𝙞𝙖𝙯𝙯𝙖! si terrà un incontro aperto dedicato alle persone anziane e fragili, ai loro accompagnatori ed amici e a tutta la cittadinanza.

Sarà un’occasione per sperimentare nuovi modi di comunicare con noi stessi e con gli altri attraverso il patrimonio storico-artistico!

Di nuovo insieme a Fucecchio

Rsa Il Castello di Montelupo e centro diurno Le Mimose di Fucecchio

“COME SI DICE… METTERE DUE PUNTI

Vedere signore che ricamano, mi rimanda ad un mondo passato, lontano, al ricamo per passare il tempo, non si sa quale è l’obbiettivo finale. Fa pensare a tanto tempo fa, come prima, che si lavorava in casa, è un bel ricordo. Al rapporto tra madre e figlia: una lavora e l’altra impara. Fa pensare a una signora anziana con la nipote e allo scorrere del tempo.

Mi pare di vedere la mia mamma che rammenda i panni e io che la guardo e le leggo il tema. Io ricamavo e facevo l’uncinetto per le figlie. Facevo la calza per passatempo.

Non avevo un passatempo “vero”, ero presa solo dal lavoro. Mio marito mi guardava cucire. Amavo molto cucire, o meglio, io non sono mai stata brava a cucire, ma rammendare o attaccare un bottone, mettere come si dice “due punti” mi piaceva tanto… Era un momento in cui i pensieri volavano via, leggeri, e io mi sentivo bene. Mi mancano ago e filo, ora non ci vedo più, non riesco più, ma me lo ricordo bene come mi sentivo, era davvero bello!

Stare in compagnia di te stesso è importante fa pensare alle cose. È un momento da prendersi tutto per se, eliminare un po’ di stress. Io sono stata sempre sola prima di sposarmi, per me è brutto stare soli, meglio in compagnia; ho sempre cercato la compagnia.

Stare da solo, però, serve per conoscersi meglio: come animo, introspezione, molto importante. Quando stavo da solo era per fare le cose che volevo fare, senza che nessuno mi disturbasse.

Di nuovo insieme a Montelupo Fiorentino

Rsa Il Castello di Montelupo. Rsa Chiarugi di Empoli, Rsa Ciapetti di Castelfiorentino, Rsa Le Vele di Fucecchio insieme ad una famiglia della provincia di Prato dalla propria abitazione:

“SIAMO RIEMERSI”

Il giardino sul viale.
La Roberta!
Vista sulla televisione, in un salottino tutto mio!

Il mio letto, la mia sedia: l’incontro con me stessa. Mi organizzo i pensieri.
Dio: è un oggetto non identificato, lo conosco poco (il mio cellulare). Lo uso solo per quello che interessa a me.
Un covo, una nicchia: osservo i dettagli, li ritocco.
(Che) Tranquillità.

Gioia: penso a Sandro, mi assalgono i ricordi, i nostri giochi insieme.
Qui ci devo stare.
Il sole ti da casa. È la vita.
Ci sono affezionato.

A letto. Pensare alle mie cose. Piangere senza farmi vedere da nessuno.

(Poi) Una giornata con l’opera. Insieme.

Lontani ma vicini a Montelupo Fiorentino

Boccale con arpia, maiolica arcaica, Pozzo dei Lavatoi 1320-1340,
Museo della Ceramica, Montelupo Fiorentino

Rsa Le Vele, Fucecchio – Dalla sua abitazione:
Jole
“BELLA COME LA MIA MAMMA!”

E’ un bicchiere … no, è un affare da mettere dove vuoi. Guarda! C’è anche il viso. E’ un viso normale, brutto non mi sembrerebbe. E’ una donna, si vede dal fiocco! Parrebbe come un foulard, se l’è messo perché aveva freddo. Lei mi sembra una bella sposina … sta bene.
Lei guarda di qua, chissà perché … Certo, a guardalla bene … è proprio storta.
La qualcosa addosso, un vestito che gli hanno dato dicendole: “Così stai meglio!”
Dio mio, ma come fa ad avere i piedi così … è uno qui e uno là … i diti vanno da sé e poi son quattro … boh! Io non li ho mai visti piedi così. Robe dell’altro mondo, e neanche poco. E’ una bella donna, ma stramba.
E’ un vaso fatto di porcellana che se cade si rompe. Dentro c’è da mettere i fiori. Ma io ci metterei invece la canzone “Mamma”… bella quella canzone. Bella come la mia mamma. Io le volevo bene e anche lei me ne voleva. Tanto.

Rsa Le Vele, Fucecchio – Dalla sua abitazione
Pietro
FRANCESCA SULLA BARCA

La faccia di una donna strana. Dove l’ha presa questa qui … E’ una brocca, si capisce dalla forma. Dentro ci sarà un liquido, senz’altro e il materiale … non so’ dire di certo, l’unica cosa sicura è che se cade si rompe.
Acqua, o altri liquidi che servono a quella persona che ce li mette.
La faccia di una donna … ma non si vede tanto, per poter decidere cos’è.
Lei si affaccia da qualcosa. E’ dietro a qualcosa e sbircia da una finestrella piccola. Sta guardando senz’altro una cosa che le interessa sennò non ci stava mica a perdere tempo! Quasi quasi ci andrei anch’io! Guarda lì … e le viene voglia di andare ma dove? Eh, il cervello di una donna è vario … vattelappesca dove!
Sul capo ha un fiocco. Si è messa intorno al capo questo scialle annodato sulla testa, perché ha freddo.
Quello che l’ha inventata, questa qui, non aveva molta fantasia … Quelli sembrano piedi ma piedi non sono. Per conto mio non sono di certo piedi … Troppo grandi. Quello che li ha fatti ha sbagliato la misura!
Quella cosa lì, la barca … che ci fa? Ci starà questa donna a sedere. Si chiama Francesca. Ma non c’è né lago, né fiume, né mare.
Ma c’è il liquido sotto.
Una cosa è certa: io una donna così non la sposerei. Non è il mi’ gusto. E poi per me non è un’opera d’arte, assolutamente no. Dentro ci metterei … un’incazzatura no. Non c’è niente di cui arrabbiarsi.

RSA “Le Vele” Fucecchio, 
Marcello, Gianfranco, Bruno, Antonio
“CHE CI SARA’ DENTRO? ANCHE NULLA!”

È un vaso con un uccellino dal volto umano.
Una brocca, un boccale. Un bricco di ceramica… terracotta, maiolica, pitturata a ramina e nero.
Che ci sarà dentro? Non si sa… anche nulla!
Io c’avrei messo roba da bere e senza dubbio bona! Perché poco bona ‘un sarebbe proprio i’ caso!
Io invece roba di valore… gioielli, oro, sordi… a avecceli!
Sopra c’è una figura di donna. Eh… sì… e anche una bella donna! Gli occhi, i’ naso… E’ bella, si vede da tutto i’ personale (ndr. mima una siluette formosa con le mani).
È un po’ nascosta perché deve ave’ fatto qualcosa di male, forse ha leticato con quarche pezzo grosso.
È un’immagine che vuole stupire, attirare l’attenzione… come le sirene… con quei tre spazi verdi sulla testa sembra quasi un giullare, un jolly!
Pare che abbia i’ viso legato… magari gli dole i denti!
Sarà un chiromante?!

Centro diurno “I Tigli” Certaldo 
Dino, Marisa, Nilvana, Fulvia
FORSE NON MI PIACE

Si tratta di un vaso. Di solito ci mettiamo i fiori con l’acqua, sul tavolo o su un altro mobile, ma non con i fiori secchi.
Prima li tenevo in casa, i fiori, ora non più. Mia sorella Silvana li vendeva nel suo negozio a Castelfiorentino.
Pare bello questo vaso; oddio, ce ne sarebbero anche di più belli!
E’ di colore celeste. In fondo è di colore arancione e marrone che sembra terra.
Sembra la faccia di una signora, una donna con occhi e naso. Secondo me è giovane, ma sembra anche un piccione… forse non  mi piace: sembra un animale.
Forse dietro c’è una parete scura anche se di solito sono chiare.

 

RSA “Chiarugi” Empoli
Carlo, Carole, Sergio, Iva, Norma, Mara, Anna, Franco, Tina, Dolores, Carla, Loerta, Giulietta, Agnese, Federica, Francesco, Gloria, Luca 
“SI GUARDA E NATURALMENTE SI PENSA A CHI L’HA FATTA E COSA VOLEVA DIRE”

Da qui un si vede nulla!
Un’anfora! Bella, pé mettici i fiori. Chi le fa, pittura bene. Dalla forma si vede che è antica (perché io l’ho riviste, da quand’ero bambina). Da noi c’era chi pitturava nene: ì Giusti, a Limite: e i giovani d’oggi l’apprezzano. 
È bellissima perché è un’anfora.
È un vaso, mi piace: mi piace il disegno, il colore – celestino chiaro. [c’è disegnato] una faccia, una bandiera, poi i piedini.
Questo disegno, mah!
È una donna che non mi piace, non c’è labbri né nulla, a me mi garbano le persone per bene.
Non mi piace il disegno, è brutto. È brutto perché è brutto. [Chi l’ha fatto] può darsi che sia bravo a disegnare: ma non sul vaso.
Se lo tenevano sul palmo della mano e lo giravano.
Sì, mi piace, nell’insieme è di valore. È una cosa futuribile: dire non dice
nulla, non trasmette missioni, si guarda e naturalmente si pensa a chi l’ha fatta e cosa voleva dire. Uno che si voleva sfogare di qualcosa, molto probabilmente aveva dei problemi, problemi spirituali, perché a me fa quell’impressione lì.
Guarda che faccia bellina che ha qui!
Un uccello con la faccia di donna, la bandiera sembra un coltello.
 [Io sono] il tuttòlogo! Questa è un’ala piumata, è difficile farlo bello così. È antico, e chi dice che sia superato, è lui che non ha cultura. Sembra il serpente, quando piega [la testa] in basso.
Somiglia a una balena.
A vederlo, in fondo sembra che sia stato fatto al fuoco.
Sembra una caraffa, con il becco Mi ci immagino un bel rosso – un bel vino rosso dentro..
È un vaso di fiori, non per il vino, è più per i fiori, perché è più lunga e più larga.
Uh, bello! Mi piace la forma [del vaso], ci vedo bene dentro dei fiori: un mazzo di rose, o anche una sola. Gialla!
Mi piace, mi piace, ci metterei i fiori, crisantemi rosa, appunto a ì mì marito gli hanno messo quelli.
Ci può essere un po’ d’acqua, per mettici i fiori.
O della terra, con dei semini, per poi farli crescere.
Dentro il vaso ci metterei… sembra vuoto, all’interno: c’è degli avvalli.
Penso che dentro ci sia poco. Per me è vòto. Assolutamente niente.
Secondo me c’è del vino rosso: gallo nero.
Dentro c’è l’uccello volante, che esce il giorno della creazione.

 

Rsa Le Vele, Fucecchio – Dalla sua abitazione
Giovanna
“VIA I PENSIERI CATTIVI” 

E’ un ovo?? No! E’ un vaso! Un vaso di gesso, lo vedi? E’ bianco …
Possiamo metterci dei fiori. All’infuori dei fiori … boh, non so. E’ una brocca. Dentro c’è l’acqua.
A pensarci bene, dentro ci potrei mettere i miei desideri. Desidero essere come una volta … bellina, sveglia … non come or:  così scontenta, dolorante. Vorrei che andassero via tutti i pensieri cattivi che mi frullano per il capo.
La faccia di una donna. Triste. Come me. Si diventa tristi con la vita. Mi sento sola, come questa donna. Guarda! Indossa una magliettina a strisce!
Ma i piedi … i piedi sembrano zampe! Una donna con le zampe … E’davvero una cosa strana. Sul capo ha un fiocco, un nastro.
Lei è buffa, ma dipende da come la guardi … se tu la pieghi in un senso, ti appare in un modo, sennò è in un altro.
Ha le zampine troppo fini … A vedella sembra una donna bellina, robusta ma invece i piedi son troppo fini … e ‘un torna!

 

Questa questione non si sfonda

10/10/2019 Palazzo Pretorio, Certaldo

Un volto chiaro, parlante. Capelli puppati, non voglio fare propaganda.
Gli dà valore, è toccante. Appunto, son questi tre, lui col berretto si stanno parlando.
C’è l’arco, è tutto celeste. Mi piace tutto, nell’insieme.
La sede del circolo. Sotto cura critica.
È una gestualità di raccordo con i suoi collaboratori.
Non li conosco. Magari li conoscevo prima, chissà come avranno fatto a metterli lì
Codesto sta chiedendo i soldi.
Chiede l’elemosina.
Chiede la carità.
Si, (quello nel centro) sembra una persona con i soldi.
È una Madonna, sta dando la Comunione, quello nel mezzo è Gesù
Potrebbe essere un giudice, per l’abito sfarzoso, elegante, un bel vestito
Questo c’ha un velino. È un vestito di seta, a fantasia.
Scivola la seta.
Si sfruscia in mano
Scivola.
Le stoffe leggere si impigliano alla macchina, ma è facile.
È leggera, è pesante. Chi è vai a sapere.
Queste ciabattine che hanno sono proprio belle, tutte diverse.
Un giudice o Gesù
L’aspetto è bello. Ha un’espressione vispa.
Sembrerebbe gli facesse male un dente. Un dottore.
Ma se gli faceva male il dente perché non si tocca qui, invece che qui (col gesto prima si indica la guancia e poi il petto)
Mi sembra che stia bene però. Bene o male comunque è un bell’omo.
Pare che gli dia qualcosa, tende la mano. È di quelli antichi, di valore. Quello è un gatto.
Un canino. Si vede una zampa sola. C’è un frustino e quello potrebbe essere uno scudo
Lui ha in mano un guinzaglio, quindi è il padrone. Gli tira il vestito perché si vede che col frustino gliele ha date! Il frustino serve per il canino.
Gli rassomiglia a un leone. È un leone. Si, è un leone che gli tira il vestito e gli dice “Gnamo!”
Mi piace molto. Si camminava insieme nel periodo delle feste, insieme ai compagni di Castelfiorentino. È castano.
Tiene il braccio in alto per farsi toccare il cuore
O gli tocca le puppe
Alza il braccio e gli dice qualcosa.
Ha un’espressione profonda. Alza la mano perché vuole dire qualcosa.
Gli piace essere toccato
Gesù giudicante. Gli tocca il cuore di Gesù per vedere quanti battiti ci fa!
Ma il cuore oh unn’è sulla sinistra?
Allora gli piace toccare le puppe.
Toccate. Avere.
È una lettera importante. Perché in casa loro c’è da lavorare, hanno tante cose da fare prima di partire per Firenze. E litigano. Le mutande si mettono per prima
Ieri sera mi pare. Fa rizzà i capelli.
È importante. A sinistra c’è un dottore e in mano una ricetta. Il giornale è tutto srotolato
Non è un dottore, ma si conoscono.
È Gesù e la Madonna. È ferita. Lui accanto è dispettoso e gli infila il dito nella piaga. Lui ha una pietra in mano, come se si colpevolizzasse.
Mia colpa, mia colpa, mia colpa (e si batte il petto)
“Sono come san Tommaso…” Io mi fido. Ma bisogna fidarsi di chi si conosce bene. Mai fidarsi!
Io non mi fido. Mai. Se conosci poco una persona, come fai a fidarti?
Ognuno pensa al suo orticello.
Eh, Questa è una questione che non si sfonda!
Ci sono due libri dove c’è scritto tutto quello che si dice noi, secondo me…è scritto lì!

Anna, Santina, Fosca, Giacoma, Primo, Ilva, Fina, Duilia, Gianfranco, Jacopo, Linda, Martina, Debora, Claudia, Grazia (AVO)

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La barca

19 settembre 2018 – Centro Espositivo della cantieristica, Capraia e Limite

Il fiume mi fa vedere un po’ dappertutto anche se io andrei solo vicino, non mi piace viaggiare in barca; anche vicino va bene, basta andare.
Siamo già nell’acqua, il vento soffia sulle vele e ci spinge sopra il Tigarga lungo il fiume.
Pesca un po’ troppo nell’acqua , ma va dove la mandano…
E’ una parola grossa dire dove, ma sicuramente una direzione ce l’ha; probabilmente fa dei viaggi piccoli o arriva fino al mare.
Mi piacerebbe salirci, risalirei controcorrente; mi fa pensare alla vita e mi lascio portare dove mi porta.
Non c’è da chiedersi troppo, si va dove ci porta il vento e io vado sempre con Paola.
Per avere le cose precise bisognerebbe stare sempre soli, ma stare insieme è importante e quando vado in giro sto sempre bene e io vado ovunque con Paola.
A saperlo dove ci porta! Magari a stare sulle tre caravelle di Cristoforo Colombo!!
Andrei dove ci sono persone che leggono, partirei da Signa e andrei su; mi metterei d’accordo per farmi aspettare a casa quando torno da un’isola.
L’Arno era importante per tutti i versi: ci dava da campare ed era pescoso, ci si andava a rischiarà i panni e ci garbava facci il bagno, ma con la barca non ho problemi e posso girare tutto il mondo!

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Lui gli dice, lei guarda

19/04/2018 Museo d’Arte Sacra di Santa Verdiana, Castelfiorentino

Guarda che tipino che è! La vita, il fisico, la persona…
È un po’ più stretta: un tipino!
La giovinezza che gli ha dato! Perché non è mai invecchiato, se sta lì non è mai invecchiato! Facciamo un po’ a turno, ci si viene anche noi!
Questa qua più distinzione, a Madonna, a donna
Lei guarda un po’ in qua, lui guarda lei. Fanno a guardarsi, si guardano, si vogliono bene, io penso.
Ma loro son sempre a questa maniera; loro quando si guardano sembra che siano sempre giovani, siamo noi che si peggiora, si cambia volto. Io l’anni un ci penso più nemmeno, loro un pensan più nulla…
Pensano di essere un po’ innamorati, dagli occhi sembrerebbero, tutti e due…
Dallo sguardo si vede subito tutto, son due innamorati!
Lei potrebbe pensare da andà da lui ma un pòle andà!
«Gnamo bello! Vieni amore!» Ma non è possibile, perché non sono più persone vere, sono statue! Bisogna cambiarle se si vuole che si muovano, il discorso torna, perché son di pietra!
Ma lei lo chiama!
C’era questa abitudine che una donna non poteva mai prendere l’iniziativa, è vero!
Sì, lui può andare da lei…gli uomini avevano un’altra possibilità,
le donne potevano fare poco ma quel poco era sempre importante; c’era un’intesa silenziosa, un tempo si diceva a un’amica e lei andava a dirglielo a lei…

Lui gli dice, lei guarda.

Il messaggio a lui gli è arrivato chiaro, non può come vorrebbe, perché è una situazione molto molto delicata e allora deve o interessare qualche amica che possa sapere un pochino come vanno le cose; per andare sul sicuro sennò lei diceva «ma chi te l’ha dette queste cose?!»
Ci vuole molta attenzione, non è una cosa semplice; l’amore si può anche dirlo.

Renzo, Liliana, Bruna, Duilia, Fina, Pina, Patrizia, Erina, Nada, Enrica, Susanna, Linda, Fernanda, Jacopo, Veronica, Lorenzo, Valentina, Silvia, Alice, Stefania

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Verde è la speranza, oro è la potenza

5/4/2018 Museo Benozzo Gozzoli, Castelfiorentino

Celestino è un colore bello che non si vede in nessun posto; io sono stata anche in Germania!
È un colore antichissimo e mi fa sentire bene come se il Signore ci desse qualcosa.
Mi ha colpito la profondità; come se in fondo, una chiesa con l’altare. Anche i colori sono belli. Un’idea di riposo, la prospettiva, vedo una finestra…
Son tutti da colpire; son tutti da guardare, da toccare da rivisitare. Bello, un c’è bisogno di girarci intorno!
E quel rosso bordeaux forte, l’ha messo da tutte le parti, almeno cinquanta!
Il verde, il giallo, un rosso; si vede che a quei tempi usavano quei colori; non c’è altra spiegazione, son fatti benissimo.
Il vescovo, lo vedevo sempre, nella chiesa; mi disse: «non ti avvicinare tanto, che tu vai nei guai!». Sono severi, ognuno parla per sé, senza dare tanta confidenza. Il colore glielo hanno messo perché è un colore potente e gli hanno mandato anche le scarpe…
Mi pare che quel cappuccio illo tempore era molto alla moda…
A Benozzo gli pareva di far bene a fare in questo modo
Il turchese, ce n’è tanto…il cappello, quello lì che mi fa pensare a quei cappelli che vanno di moda ora…
Quel verde, il mio colore preferito
Verde è la speranza, oro è la potenza; rosso, perché il rosso è bello, rosso cardinale.

ROSSO COME…

Rosso come il fuoco, sangue, anche
Una mela
Rosso come il PC (Partito Comunista) anche se io un’è che son Comunista
Rosa rossa
Come un pomodoro di quelli che nascono nell’orto, il naso di un clown, le guance di un bambino.
Arancia…arancia rossa
Dispettosa!
Il cappello di Babbo Natale
Un mattone, un vestito, come il sipario del teatro, come la bocca, la lingua, come la notte, la ciliegia.
Un rosso bello

VIOLA COME…

La melanzana
Come la Fiorentina! Facciamo il Giglio, come la mammola
Un acino d’uva, come un campo di lavanda, un vestito viola
Il tramonto.
Il lillà…ci dice e non ci dice…una camicetta
Un glicine che dà calma e tranquillità.
Non mi viene in mente, questo era difficile
Una susina, rimane chiaro così, un nome, un fiore.

ROSA COME …

Un’emozione.
Un profumino, leggero ma bono
La canzone “Donna Rosa”, rosa come… peccato,
E’ bella, ci sono tante cose per esempio vasi, bicchieri e capotavola…tutte le cose, mi sembra il migliore…
Rosa pesco.
La Malizia!
Mi piace…li vedo che sono a fare la spesa ma non importa
Elena, perché la mia bambina vuole tutto rosa
Rosita, la Pantera Rosa.
La dolcezza, un fiocco rosa, la pelle, la primavera.
La tenerezza, come la pelle dei bambini.
Lo zucchero filato.

 

Anna, Gina, Santina, Paola, Fina, Sergio, Renato; Stefania , Silvia , Alice , Valentina, Cristina, Susanna, Jacopo, Grazia, Patrizia, Pina, Debora, Giampiero, Barbara 

 

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Il sogno

29/3/2018 Biblioteca Balducci, Montespertoli
Poesia integrata – Il Sogno di Wisława Szymborska ( le sezioni in corsivo sono le integrazioni alla poesia dei partecipanti all’attività)

 

Il mio caduto, il mio tornato polvere
assunto l’aspetto che ha nella fotografia:
sul viso ombra di foglia, conchiglia nella mano
si avvia verso il mio sogno

e vedo un bambino, lo vedo crescere.

Cammina per tenebre da mani spente
per vuoti aperti verso di sé per sempre
per sette volte sette e poi sette silenzi.

Appare all’interno delle mie palpebre
in questo solo mondo a lui accessibile
Gli batte il cuore trafitto.
Si alza il primo vento nei capelli.
Tra noi comincia a stendersi un prato e il Lussemburgo, un bel viaggio tutti insieme.
Giungono in volo cieli con nuvole e uccelli.
Montagne esplodono in silenzio all’orizzonte
e un fiume scende giù in cerca del mare.
Si vede già lontano, così lontano,

Si vede tanta tristezza, la paura di morire.
È difficile vedere nel futuro, sarà buono?
sono anziana..ma ognuno ha i suoi gusti
e
io vedo una bella girata, una gita con tanta serenità.
Tranquillità, serenità, sentirsi bene e andare a spasso.

 che giorno e notte sono simultanei,

e tante persone. Parecchie, se c’è la musica!
Una bella famiglia. Un paese molto lontano: dove stavo prima,
con una bella casa e un giardino.
E ora cosa vedo? Una casa di riposo

e tutte le stagioni giungono in una volta.

Vedo una grande strada larga e luminosa: un prato fiorito, bello,
con tanti frutti.
Una vita: forte, potente e bella.
Un futuro tranquillo: senza discordia,
risse
e che tutto vada liscio.
La luna apre a ventaglio i suoi quattro quarti,
i fiocchi della neve danzano con le farfalle
e cadono i frutti da un albero in fiore.

Ci veniamo incontro trovando amici a cui si vuole bene e rimettendo poi tutto a posto,
non so se in lacrime,
ma aiutandosi con chi ha bisogno,
non so se sorridendo,
si parla, ci si confida con le persone adatte.
E’ bello stare insieme perché la solitudine è brutta e l’aiuto degli altri ti fa stare bene.
Vorrei trovare chi cuciva con me,
stringersi la mano unendo parole, mani e emozioni.
E’ un piacere trovarsi perché la gioia grande è stare insieme.
Un solo passo ancora
e ascolteremo insieme, perché insieme è meglio che da soli, la tua conchiglia,
in allegria e tristezza,

quale fruscio di mille orchestre c’è,
quale marcia nuziale c’è, la nostra, l’affetto bono.
Stare insieme con voi, con la famiglia, con il mio babbo e con me che sono un Uomo Buono.
quale marcia nuziale c’è,
la nostra.

 

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Il bere fa bene e il ribere fa meglio

22/3/2018 Museo della Vite e del Vino, Montespertoli

Il bere fa bene, il ribere fa meglio

Tante cose in mente
Vino rosso
Vino bianco
Vissuto
Tradizione
Autunno, il vino si crea e dà profumo… che circonda la casa
Marrone
Vino
Gioia
Bella
Passione… questa qui l’aspetto…
Testa
Semplicità
Botte di vino cotto
Allegria
Un topolino piccino che prese alloggio a casa mia
Nostalgia
Risate
Autenticità

 Liliana, Mirella, Gianfranco, Crito, Adriana, Graziella, Valeria, Giuseppina, Fernando; Michela, Silvia, Anna Maria

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